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Report - Una Settimana sui Mercati - 08.04.2026
Medio Oriente in fiamme: petrolio alle stelle e mercati sotto scacco geopolitico.
La settimana appena trascorsa è stata un turbinio di emozioni per i mercati finanziari, con lo spettro della guerra in Medio Oriente che ha aleggiato minaccioso, gettando ombre lunghe sull'economia globale. Le rinnovate tensioni tra USA e Iran, unite alla persistente crisi a Gaza, hanno agito come una miccia innescando un'impennata dei prezzi dell'energia e generando un'ondata di incertezza tra gli investitori. Il petrolio WTI ha varcato la soglia dei 115 dollari al barile, un campanello d'allarme che risuona nelle sale operative di tutto il mondo, mentre l'Europa, pur aggrappandosi alla speranza di negoziati diplomatici, ha visto i propri listini azionari danzare sul filo del rasoio, sospesi tra l'ottimismo e il timore di un'escalation incontrollabile.
Le dichiarazioni incendiarie del presidente Trump, che ha minacciato la distruzione dell'Iran in caso di mancato rispetto dell'ultimatum sul programma nucleare, hanno ulteriormente esacerbato la situazione, proiettando un'ombra fosca sulla stabilità regionale. L'ammonimento di Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, riguardo al potenziale impatto di un conflitto in Iran sui prezzi del petrolio e sui tassi di interesse, ha rafforzato la percezione di un rischio sistemico incombente. La frenata della produzione nell'Eurozona, con l'indice PMI composito in calo a 50,7 punti, ha aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione, segnalando una possibile contrazione dell'attività economica nel cuore del continente. Questi eventi, interconnessi come tessere di un mosaico inquietante, hanno messo a dura prova la resilienza dei mercati.
L'impatto delle tensioni geopolitiche si è manifestato in modo tangibile nel settore industriale, con Mazda che ha interrotto la produzione di auto destinate al Medio Oriente e l'industria italiana che ha subito un drastico calo delle esportazioni, in particolare nel settore del fashion. Questo blocco delle merci e l'aumento dei prezzi hanno messo a dura prova le imprese, costrette a navigare in un mare in tempesta. Nonostante questo clima di incertezza, alcuni settori hanno mostrato segnali di resilienza: il Dow Jones è salito del 3,33%, l'S&P 500 del 3,82% e il Nasdaq 100 del 4,58%, mentre il FTSE MIB ha registrato un balzo del 6,53%. Questa dicotomia tra la paura e la performance del mercato suggerisce una complessa interazione tra fattori geopolitici ed economici, con gli investitori che cercano di bilanciare il rischio e l'opportunità.
L'oro, bene rifugio per eccellenza, ha guadagnato terreno, attestandosi a 4.687,10 dollari, un segnale inequivocabile della crescente avversione al rischio. Il petrolio, spinto dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, ha registrato un'impennata del 9,07%, raggiungendo i 112,21 dollari al barile. Al contrario, il gas ha subito una leggera flessione del 4,23%, attestandosi a 2,765 dollari. Le criptovalute, Bitcoin ed Ethereum, hanno mostrato una certa stabilità, con guadagni rispettivamente del 3,39% e del 3,45%. Questi movimenti di mercato riflettono la complessa dinamica tra beni rifugio, materie prime e asset digitali, in un contesto di crescente incertezza geopolitica. La situazione attuale impone agli investitori una strategia prudente e diversificata, in grado di mitigare i rischi e cogliere le opportunità che emergono in questo scenario turbolento.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce dell'instabilità geopolitica e dell'impennata dei prezzi dell'energia, state riconsiderando l'allocazione del vostro portafoglio, privilegiando beni rifugio e strategie difensive?
Le crescenti tensioni in Medio Oriente richiedono una riflessione approfondita sulla vostra esposizione al rischio. Proteggete i vostri investimenti e preparatevi a navigare in acque agitate.
In sintesi, la settimana è stata dominata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno avuto un impatto significativo sui mercati finanziari, in particolare sui prezzi dell'energia e sulla performance del settore industriale. La prudenza e la diversificazione rimangono le parole d'ordine per gli investitori.
Spunto pratico: valutate attentamente la vostra esposizione al rischio e considerate l'opportunità di incrementare la quota di beni rifugio nel vostro portafoglio, come l'oro o titoli di Stato a basso rischio. Monitorate attentamente gli sviluppi geopolitici e preparatevi a reagire tempestivamente a eventuali cambiamenti.
***Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio.***
Report - Una Settimana sui Mercati - 30.03.2026
Medio Oriente in Fiamme: Petrodollari a Rischio, Portafogli sotto Stress
La settimana appena trascorsa è stata dominata dall'incubo di una conflagrazione in Medio Oriente. Le scintille, già vive da tempo, si sono trasformate in fiamme con l'intensificarsi delle operazioni militari tra Iran, Israele e Stati Uniti. Il barometro dei mercati ha reagito con nervosismo, evidenziato dal calo generalizzato degli indici azionari americani (Dow Jones -0,90%, S&P 500 -2,12%, Nasdaq 100 -3,20%) e dalla timida ripresa del FTSE MIB (+1,26%), quest'ultima forse un'illusoria pausa prima della tempesta. La vera incognita rimane la tenuta dei prezzi energetici, con il petrolio in lieve rialzo (+1,34%) a fronte di tensioni che minacciano di paralizzare una delle arterie giugulari del commercio globale.
L'escalation geopolitica ha immediate ripercussioni sull'economia italiana. Le difficoltà dell'export lombardo, come riportato da Il Sole 24 Ore, sono solo la punta dell'iceberg. Il blocco degli ordini e le difficoltà operative delle filiali in Medio Oriente si traducono in una perdita di competitività e in un danno diretto per il tessuto imprenditoriale. Parallelamente, il settore aereo, già provato dall'aumento dei costi del carburante, affronta la minaccia di ulteriori rincari e persino di una scarsità di kerosene, preludio a potenziali fallimenti che colpirebbero duramente il turismo e il commercio internazionale. La notizia degli stoccaggi di gas in Lombardia, pur offrendo una parziale garanzia di sicurezza energetica, non elimina la necessità impellente di diversificare le fonti di approvvigionamento per mitigare i rischi.
L'incertezza sui negoziati USA-Iran funge da ulteriore elemento di destabilizzazione, alimentando la volatilità dei mercati azionari. Il rifiuto di Flacks Group delle condizioni per il rilancio dell'ex Ilva e la richiesta di un prestito statale aggiungono un ulteriore fattore di preoccupazione all'economia italiana, già gravata dalle tensioni internazionali. Persino la mossa strategica di Beretta, con l'OPA sull'americana Sturm Ruger, appare quasi offuscata dalla gravità del contesto globale. La flessione di Bitcoin (-5,67%) ed Ethereum (-7,87%) segnala un clima di avversione al rischio che si estende anche al mondo delle criptovalute, tradizionalmente rifugio in tempi di incertezza ma ora percepite come troppo volatili.
Il Medioriente è sempre stato un barometro sensibile dell'economia globale. Oggi, la sua instabilità si riflette in un nervosismo diffuso sui mercati finanziari. Il calo del valore dei BTP (-0,96%) suggerisce una fuga verso asset più sicuri, mentre la contrazione del prezzo dell'oro (-1,01%), paradossalmente, potrebbe indicare che gli investitori attendono ulteriori sviluppi prima di rifugiarsi nel bene rifugio per eccellenza. Il settore delle crociere, già in difficoltà prima della guerra, subisce un ulteriore colpo, mentre le dispute legali nel settore delle telecomunicazioni (Fastweb+Vodafone vs Inwit, Tim vs Inwit) contribuiscono a creare un clima di incertezza che frena gli investimenti e l'innovazione.
La situazione veneta, con la difficoltà a trovare addetti alla logistica, può sembrare secondaria, ma in realtà è un ulteriore segnale di una crescente fragilità del sistema economico italiano. La necessità di sostenere la lista del CdA di MPS e la nomina di commissari da parte di Bankitalia per affiancare il CdA di BFF evidenziano la fragilità del sistema bancario italiano. E' importante che gli investitori considerino l'effetto combinato di questi fattori, che potrebbero sommarsi e dar vita ad una spirale negativa.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce della crescente instabilità geopolitica, state riconsiderando la vostra allocazione verso asset rifugio come l'oro, o state mantenendo un approccio più aggressivo?
L'attuale contesto richiede una riflessione attenta sulla gestione del rischio e sulla diversificazione del portafoglio.
Per gli investitori, la parola d'ordine è prudenza. È fondamentale rivalutare la propria esposizione al rischio, considerando l'impatto potenziale di un'ulteriore escalation in Medio Oriente. Una diversificazione oculata del portafoglio, con una quota di asset rifugio, potrebbe rappresentare una strategia saggia per proteggere il capitale in un contesto di elevata incertezza.
In questo scenario volatile, lo spunto pratico è quello di monitorare attentamente gli sviluppi geopolitici e le loro ripercussioni sui mercati energetici. Considerare l'adozione di strategie di copertura per proteggere il portafoglio da eventuali shock negativi e valutare con attenzione le opportunità offerte dai settori meno esposti alle turbolenze internazionali.
***Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio.***
Report - Una Settimana sui Mercati - 23.03.2026
Medio Oriente: la polveriera geopolitica incendia i mercati globali
La settimana appena trascorsa è stata segnata da un'escalation drammatica delle tensioni in Medio Oriente, un'area già cronicamente instabile. Gli attacchi reciproci tra Iran e Israele, con il coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti, hanno gettato un'ombra di profonda incertezza sui mercati finanziari globali. L'attacco iraniano su Dimona e Arad, con oltre cento feriti, ha scatenato una reazione immediata, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la stabilità regionale e l'approvvigionamento energetico. Questo scenario di guerra, amplificato dalle dichiarazioni al vetriolo di Trump contro gli alleati NATO e dalla concessione di basi britanniche per raid in Iran, ha innescato un'ondata di vendite sui mercati azionari e una corsa ai beni rifugio.
L'impatto di questa crisi si è immediatamente riflesso sui mercati azionari. Wall Street ha chiuso la settimana in profondo rosso, con il Nasdaq che ha subito un calo significativo del 2,01%. In Europa, la situazione è altrettanto preoccupante, con una perdita di capitalizzazione di ben 1.700 miliardi di euro in sole tre settimane. Il FTSE MIB ha registrato un calo del 3,33%, evidenziando la vulnerabilità del mercato italiano alle turbolenze internazionali. L'aumento della presenza militare statunitense nella regione ha inevitabilmente spinto al rialzo il prezzo del petrolio WTI (+2,2%), alimentando le preoccupazioni per un'impennata dei costi energetici e un'accelerazione dell'inflazione.
La crisi in Medio Oriente ha innescato una complessa reazione a catena, con ripercussioni su diversi settori. Il calo del titolo Ferrari in Borsa, con una sospensione parziale delle consegne in Medio Oriente e una perdita di capitalizzazione di 20 miliardi in un anno, testimonia la vulnerabilità delle aziende esposte ai rischi geopolitici. Allo stesso tempo, la debolezza del mercato e il calo in Borsa di EssilorLuxottica hanno contribuito a ridurre il valore della holding Delfin a 40 miliardi. Anche le condizioni poste dall'Iran per la fine della guerra, che includono richieste di garanzie e risarcimenti, sottolineano la complessità della situazione e la difficoltà di trovare una soluzione pacifica.
Mentre le tensioni geopolitiche dominano l'attenzione, è importante non trascurare le altre notizie economiche della settimana. Le trattative di Unilever per scorporare la divisione food e fonderla con McCormick tramite uno scambio azionario rappresentano un importante riassetto nel settore alimentare. Sul fronte italiano, la mancata presentazione di un'offerta completa da parte del fondo Flacks per l'ex Ilva prolunga l'incertezza sul futuro del sito siderurgico. In questo contesto di elevata volatilità e incertezza, la performance dei mercati obbligazionari, con il BTP in calo dell'1,04%, e dei mercati delle criptovalute, con Bitcoin ed Ethereum in forte ribasso (rispettivamente -6,90% e -10,25%), riflette la crescente avversione al rischio degli investitori.
L'oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio, ha subito un drastico calo del 9,45%, un dato che merita un'analisi più approfondita. Questo potrebbe indicare una temporanea perdita di fiducia nel metallo prezioso come strumento di protezione in contesti di crisi, oppure una presa di profitto dopo i forti rialzi dei mesi precedenti. In ogni caso, la performance deludente dell'oro suggerisce che gli investitori stanno valutando attentamente le diverse opzioni a loro disposizione, in un contesto di mercato caratterizzato da una crescente incertezza e volatilità. La situazione in Medio Oriente, con il suo potenziale impatto sull'economia globale, richiede una strategia di investimento prudente e diversificata.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche, state considerando di aumentare la vostra esposizione a beni rifugio come liquidità e titoli di stato a breve termine?
Proteggere il capitale in contesti di elevata incertezza può rivelarsi una strategia vincente nel lungo periodo. Valutate attentamente il vostro orizzonte temporale e la vostra tolleranza al rischio.
In sintesi, la settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da una forte avversione al rischio, con un'ondata di vendite sui mercati azionari e una corsa ai beni rifugio. Le tensioni in Medio Oriente rappresentano una minaccia concreta per la stabilità economica globale e richiedono una gestione prudente del portafoglio.
Spunto pratico: valutate la possibilità di ridurre l'esposizione ai mercati azionari più vulnerabili alle tensioni geopolitiche e di aumentare la liquidità in portafoglio per poter cogliere eventuali opportunità di acquisto in futuro. Monitorate attentamente l'evoluzione della situazione in Medio Oriente e siate pronti a reagire tempestivamente ai cambiamenti del mercato.
***Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio.***
Report - Una Settimana sui Mercati - 16.03.2026
Iran Incendia i Mercati: Shock Energetico e Milano Resiste.
La settimana appena trascorsa si è consumata sotto il cielo plumbeo delle tensioni geopolitiche. L'improvvisa escalation del conflitto in Iran ha propagato un'onda d'urto sui mercati globali, manifestandosi in uno shock energetico dirompente. Il prezzo del petrolio è schizzato a 98,71 dollari al barile, un incremento dell'8,59% rispetto alla settimana precedente, alimentando il caro carburanti che attanaglia i consumatori. In questo scenario di incertezza diffusa, le borse mondiali hanno subito pesanti ribassi, con l'eccezione di Piazza Affari che, stoicamente, ha registrato un modesto incremento dello 0,4%. Un'oasi di stabilità in un mare in tempesta, un segnale forse della resilienza dell'economia italiana di fronte alle avversità.
L'impennata dei prezzi dei carburanti, con la benzina self-service a 1,84 euro/litro e il gasolio a 2,07 euro/litro, rappresenta una spada di Damocle sospesa sul potere d'acquisto delle famiglie italiane. Il governo è sotto pressione, chiamato a varare misure urgenti per mitigare l'impatto di questi rincari. Si stimano costi aggiuntivi per 16,5 milioni di euro al giorno per gli automobilisti, un onere insostenibile che rischia di frenare la ripresa economica. Contemporaneamente, l'effetto 'caro voli' e 'caro treni' per il ponte di Pasqua, con tariffe superiori a 200 euro a tratta, erode ulteriormente la capacità di spesa dei cittadini e mette a rischio la stagione turistica. Un circolo vizioso che alimenta l'inflazione e mina la fiducia dei consumatori.
Le fibrillazioni sui mercati azionari globali riflettono la profonda incertezza che avvolge il futuro economico. Wall Street ha subito un duro colpo, con il Dow Jones in calo dell'1,99% e l'S&P 500 in flessione dell'1,60%. Anche il Nasdaq 100 ha ceduto l'1,06%. Il rallentamento del PIL americano, con una crescita dello 0,7% ampiamente inferiore alle attese, contribuisce ad alimentare i timori di una possibile recessione. In questo contesto, le decisioni strategiche delle grandi aziende assumono un'importanza cruciale. La notizia che Stellantis stia valutando opzioni cinesi per i suoi asset europei, inclusa la possibile cessione di quote in marchi come Maserati, evidenzia la crescente influenza della Cina nel panorama industriale globale.
Nonostante il clima di incertezza, alcune aziende italiane mostrano segnali di vitalità. Leonardo ha presentato un ambizioso piano industriale che prevede 142 miliardi di euro di ordini entro il 2030, puntando su settori strategici come la cybersicurezza, il supercalcolo e l'intelligenza artificiale. Un investimento nel futuro che testimonia la capacità di innovazione e la visione a lungo termine dell'azienda. Tuttavia, le difficoltà incontrate da Banca Progetto nel suo piano di salvataggio, con le grandi banche che chiedono maggiori garanzie, mettono in luce le fragilità del sistema finanziario italiano e la necessità di una maggiore vigilanza.
I mercati delle criptovalute, al contrario, sembrano aver trovato un porto sicuro in questa tempesta finanziaria. Il Bitcoin ha guadagnato il 2,61%, superando la soglia dei 71.000 dollari, mentre Ethereum è cresciuto del 4,04%, avvicinandosi ai 2.200 dollari. Questi asset digitali, percepiti come riserve di valore alternative, attraggono capitali in fuga dai mercati tradizionali. Tuttavia, resta fondamentale monitorare attentamente la volatilità di questi strumenti finanziari e valutare attentamente i rischi associati.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }L'attuale crisi energetica vi sta spingendo a riconsiderare i vostri investimenti nel settore delle energie rinnovabili?
Riflettete sull'impatto delle tensioni geopolitiche sulla vostra allocazione di portafoglio e valutate le opportunità offerte dalla transizione energetica.
In sintesi, la settimana è stata dominata dalle tensioni geopolitiche e dallo shock energetico, con Milano unica borsa a salvarsi. Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente l'evoluzione della situazione in Iran e valutare attentamente i rischi e le opportunità offerte dai diversi mercati.
Spunto pratico: diversificare il portafoglio investendo in asset resilienti alle crisi geopolitiche, come le energie rinnovabili e le infrastrutture, e considerare l'opportunità di proteggere il capitale attraverso l'acquisto di materie prime strategiche come l'oro.
***Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio.***
Report - Una Settimana sui Mercati - 02.03.2026
Da rischio di coda a realtà: La crisi energetica che nessuno poteva ignorare
Il risveglio dei mercati finanziari ha il sapore amaro della storia che si ripete, ma con una gravità che pochi osavano includere nei loro modelli di rischio. La risposta di Teheran ai raid aerei congiunti sulle infrastrutture militari iraniane non si è fatta attendere e si è concretizzata nello scenario peggiore per l'economia globale: il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Quella che per decenni è stata una minaccia retorica, una carta giocata sul tavolo della diplomazia, è divenuta improvvisamente una barriera fisica, un muro d'acqua invalicabile che sta già strangolando la logistica energetica mondiale.
Per comprendere la magnitudo di questo evento, è necessario guardare oltre la semplice cronaca militare e osservare l'anatomia stessa del commercio globale. Lo Stretto di Hormuz non è un semplice passaggio geografico; è l'arteria giugulare attraverso cui pulsa la vitalità dell'industria moderna. In quel corridoio di mare, largo appena ventuno miglia nel suo punto più critico, transita quotidianamente quasi un terzo di tutto il petrolio trasportato via mare a livello globale. Bloccare questo flusso non significa soltanto creare un ingorgo logistico, ma sottrarre violentemente e istantaneamente milioni di barili dall'offerta mondiale, generando uno shock che le riserve strategiche delle nazioni occidentali possono tamponare solo per un tempo limitato.
Le implicazioni macroeconomiche di questa crisi vanno ben oltre il semplice rincaro alla pompa di benzina o la bolletta energetica. Siamo di fronte a una tassa globale sui consumi che rischia di vanificare gli sforzi compiuti dalle Banche Centrali negli ultimi anni per stabilizzare i prezzi. Lo spettro che si aggira ora per le economie sviluppate è quello della stagflazione: una crescita economica soffocata dall'incertezza e dai costi di produzione insostenibili, accompagnata da un'inflazione che non è guidata dalla domanda, ma dalla scarsità dell'offerta. Per i governatori centrali, questo rappresenta il dilemma definitivo, costretti a navigare a vista tra la necessità di non soffocare l'economia e l'obbligo di contenere una spirale inflattiva che potrebbe diventare endemica.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce dell'eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz, quale vulnerabilità della vostra allocazione di portafoglio vi preoccupa di più e quale asset o strategia usereste per mitigarla nel prossimo trimestre?
Mentre la diplomazia cerca disperatamente una via d'uscita, gli investitori devono prendere atto che il premio per il rischio geopolitico è tornato a essere la variabile dominante, e la protezione del capitale, in questo primo semestre del 2026, sarà l'imperativo categorico che guiderà ogni strategia di allocazione.
Guardando oltre l'orizzonte immediato della crisi, il blocco di Hormuz non sarà ricordato solo come uno shock di mercato temporaneo, ma come lo spartiacque definitivo di questo decennio. Questo evento ci costringe a riscrivere le mappe del rischio, a riconsiderare la fragilità intrinseca delle nostre catene di approvvigionamento globalizzate e ad accettare una verità scomoda: l'era dell'energia a basso costo e politicamente neutra è, forse irreversibilmente, tramontata.
Articolo redatto da: Gazzola Nicholas
*** Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio. ***
