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Report - Una Settimana sui Mercati - 19.01.2026
Trump alza i dazi per “comprare” la Groenlandia: Europa sul piede di guerra, proteste di massa a Copenaghen
Donald Trump annuncia dazi del 10% a partire dal 1° febbraio, destinati a salire al 25% dal 1° giugno 2026, contro otto Paesi europei – Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia – finché non sarà raggiunto un “accordo per l’acquisto completo e totale” della Groenlandia. L’Italia resta fuori dal mirino, nonostante abbia sottoscritto la dichiarazione a sostegno della sovranità danese, con la premier Giorgia Meloni che ribadisce la volontà di muoversi solo in ambito Nato.
Le minacce di Washington scatenano una dura reazione delle capitali europee e delle istituzioni Ue: Emmanuel Macron le definisce “inaccettabili”, il premier britannico Keir Starmer parla di misura “completamente sbagliata”, mentre la Commissione avverte che i dazi mettono a rischio le relazioni transatlantiche e promette una risposta unitaria dei 27. In parallelo, tre grandi famiglie politiche europee – Ppe, S&D e Renew – invocano la sospensione dell’accordo commerciale UeUsa e l’attivazione dello strumento anticoercizione, segnando un netto irrigidimento della linea europea.
Sul fronte interno italiano, la Lega esulta per l’esclusione di Roma dai dazi, accusando i “deboli d’Europa”, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto invita a non festeggiare, sottolineando la gravità della crisi. Intanto migliaia di persone scendono in piazza in Danimarca e in Groenlandia contro le mire statunitensi, sfilando fino all’ambasciata Usa a Copenaghen con slogan come “Make America Go Away”.
La tensione si riflette anche in ambito Nato: il segretario generale Mark Rutte incontra i rappresentanti danesi e groenlandesi mentre si discute, tra molte cautele, di una possibile missione di sicurezza nell’Artico, giudicata però “prematura” da fonti dell’Alleanza. Una delegazione di parlamentari statunitensi, guidata dal senatore democratico Chris Coons, prova a rassicurare gli alleati, sostenendo che non esistono minacce tali da giustificare la linea dura della Casa Bianca e spingendo per una cooperazione sulla sicurezza artica. Ma con Trump determinato a insistere sull’“acquisto” dell’isola, la crisi tra Washington e l’Europa appare destinata ad approfondirsi.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Con i nuovi dazi annunciati da Trump che potrebbero raggiungere il 25% entro giugno 2026, e l'Unione Europea pronta a rispondere con contromisure, quali saranno le conseguenze reali per i mercati finanziari europei, le catene di approvvigionamento internazionali e i portafogli degli investitori? Come potrebbe evolvere lo scontro commerciale tra Washington e Bruxelles nei prossimi mesi, e quali settori – dalla tecnologia all'automotive, dall'energia ai beni di consumo – risulteranno più vulnerabili a un'escalation delle tensioni commerciali? E ancora: in uno scenario di guerra commerciale prolungata, quali opportunità e quali rischi si profilano per chi opera nei mercati transatlantici?
La sfida di Trump sulla Groenlandia rappresenta un punto di rottura nelle relazioni commerciali transatlantiche, con implicazioni che vanno ben oltre la disputa geopolitica per il controllo dell'isola artica. I dazi annunciati – del 10% da febbraio e potenzialmente del 25% da giugno – non sono semplici minacce negoziali, ma segnali concreti di una nuova strategia protezionista americana che mette in discussione i fondamenti del commercio globale post-guerra fredda.
L'Europa, per la prima volta in questa legislatura, si presenta compatta di fronte alle pressioni di Washington: dai tre grandi gruppi parlamentari che chiedono lo stop all'accordo commerciale Ue-Usa, alle dichiarazioni di leader come Macron e von der Leyen, fino alle manifestazioni di massa in Danimarca e Groenlandia. Tuttavia, questa unità dovrà tradursi rapidamente in azioni concrete – contromisure tariffarie, attivazione di strumenti anti-coercizione, coordinamento nelle negoziazioni – per non risultare una vittoria di Pirro.
Per gli investitori e gli operatori finanziari, il messaggio è chiaro: la volatilità resterà elevata, la prevedibilità delle relazioni commerciali internazionali in calo, e le decisioni di allocazione del capitale dovranno tenere conto di uno scenario geopolitico sempre più frammentato e imprevedibile. La prossima mossa spetta ora a Bruxelles e ai capitali europei.
Articolo redatto da: Gazzola Nicholas
*** Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio. ***
Report - Una Settimana sui Mercati - 05.01.2026
Manovra 2026, più soldi in busta paga: taglio Irpef, sconti fiscali su aumenti e straordinari, bonus mamme in crescita
La manovra 2026, approvata in via definitiva dalla Camera, punta ad aumentare redditi e stipendi dei lavoratori attraverso un ampio ventaglio di agevolazioni fiscali. Scatta da gennaio il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, con un beneficio per circa 13,6 milioni di contribuenti, mentre per i redditi oltre 200mila euro l’effetto viene compensato da un taglio alle detrazioni di 440 euro.
Per i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito 2025 fino a 33mila euro, gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 2024 e il 2026 saranno tassati con un’imposta sostitutiva del 5%, una misura che potrebbe riguardare circa 3,8 milioni di persone. Vengono inoltre potenziati gli sconti sui premi di produttività e sulle quote di partecipazione agli utili: l’imposta sostitutiva scende dal 5% all’1% e il tetto agevolato sale da 3mila a 5mila euro, con una platea stimata di 250mila beneficiari.
La leva fiscale interviene anche su lavoro notturno, festivo e di turno: per il periodo d’imposta 2026 tali compensi saranno soggetti a un’imposta sostitutiva del 15% fino a 1.500 euro annui per i lavoratori con redditi sotto i 40mila euro, misura che potrebbe interessare circa 2,3 milioni di dipendenti. Cresce il bonus per le lavoratrici madri con due figli (fino ai 10 anni del secondogenito) e reddito entro 40mila euro, che passa da 40 a 60 euro al mese, mentre i buoni pasto esentasse aumentano da 8 a 10 euro.
Anche il pubblico impiego è coinvolto: per il 2026 i compensi accessori, compresi quelli a carattere fisso e continuativo, destinati ai dipendenti pubblici con reddito fino a 50mila euro saranno assoggettati a un’imposta sostitutiva del 15% entro il limite di 800 euro. Come sottolineato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, il filo conduttore dell’intervento è l’aumento delle buste paga, in risposta alle richieste congiunte di sindacati e imprese.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce dei risparmi fiscali introdotti dalla manovra 2026, quanto avrebbe senso per te considerare la quota aggiuntiva di reddito non solo come consumo immediato, ma come leva per rafforzare i tuoi obiettivi finanziari di lungo periodo, ad esempio aumentando gli importi versati nei tuoi piani di accumulo (PAC), nei fondi pensione o in altri strumenti di investimento regolare?
La manovra 2026 rappresenta un intervento articolato e multiforme che, almeno sulla carta, promette di mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori attraverso una strategia che combina il tradizionale taglio delle aliquote Irpef con incentivi fiscali mirati su voci specifiche della retribuzione. Dai rinnovi contrattuali ai premi di produttività, dal lavoro notturno ai bonus per le mamme lavoratrici, il governo ha cercato di rispondere alle richieste sia dei sindacati che dei datori di lavoro, disegnando un sistema che coinvolge complessivamente milioni di persone tra settore privato e pubblico.
Tuttavia, il vero test di questa manovra sarà la sua concreta applicazione: bisognerà verificare se gli incentivi fiscali si tradurranno effettivamente in aumenti stipendiali reali o se resteranno lettera morta nelle trattative aziendali. Inoltre, la presenza di soglie di reddito e limiti massimi di importo solleva interrogativi su quanto realmente beneficeranno i lavoratori con le buste paga più ridotte. Solo nei mesi a venire, quando le prime detrazioni compariranno nelle buste paga di gennaio e oltre, sarà possibile valutare se questa manovra ha raggiunto l'ambizioso obiettivo di invertire la tendenza al calo del potere d'acquisto che caratterizza il panorama italiano degli ultimi anni.
Articolo redatto da: Gazzola Nicholas
*** Il presente testo ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all'investimento né una raccomandazione di carattere finanziario. Le strategie citate sono esempi teorici e non tengono conto del profilo di rischio individuale. Prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria, è necessario rivolgersi a professionisti abilitati per una consulenza personalizzata che tenga conto della propria situazione patrimoniale, degli obiettivi di investimento e della propensione al rischio. ***
Report - Una Settimana sui Mercati - 01.01.2026
Crypto e tasse: fuga dei capitali o opportunità di riforma?
La legge di Bilancio 2026 introduce un taglio dell’aliquota al 26% solo per i redditi derivanti da stablecoin ancorate all’euro, ma conferma al 33% la tassazione su tutte le altre criptoattività a partire dal 2026. Una scelta che, secondo molti operatori, rischia di alimentare una nuova “fuga” verso l’estero, questa volta non solo di capitali ma anche di giovani criptoinvestitori, spesso ancora senza radici lavorative e familiari solide nel Paese.
La norma prevede che per i token stabilmente ancorati all’euro, con riserve integralmente denominate in euro presso soggetti autorizzati nell’Unione, si applichi l’imposta sostitutiva del 26%, escludendo inoltre da rilevanza fiscale la conversione e il rimborso in euro del loro valore nominale. Tuttavia, la maggior parte delle criptoattività rimane soggetta al 33%, senza più la possibilità di rideterminare il valore delle posizioni detenute, uno strumento che in passato consentiva una tassazione più sostenibile.
Secondo le critiche, l’aliquota del 33% appare sproporzionata e priva di una reale logica economica: se l’obiettivo era sia limitare i rischi legati alle crypto sia incrementare il gettito, l’effetto potrebbe essere opposto, con gli investitori che trasferiscono residenza e operatività in Paesi fiscalmente più competitivi, azzerando le entrate per l’erario italiano. Il rischio, sottolineano gli osservatori, è che l’Italia fallisca ancora una volta nella missione di trattenere capitale finanziario e umano, favorendo di fatto la delocalizzazione dei talenti e rinviando a futuri, costosi incentivi di rientro il tentativo di riportarli entro i confini nazionali.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Considerando questo nuovo quadro fiscale, state valutando di modificare concretamente la vostra strategia sulle criptoattività?
Ad esempio cambiando residenza fiscale, spostando l’operatività su piattaforme estere o riducendo gli investimenti in crypto in Italia – oppure ritenete comunque conveniente rimanere nel nostro Paese e adattarvi alle nuove regole?
La palla passa ora al Governo e al Parlamento. Prima che sia troppo tardi e che l’Italia si ritrovi ancora una volta a inseguire i propri cittadini con costosi incentivi di rientro, sarebbe opportuno un ripensamento radicale: allineare il regime fiscale delle criptoattività a quello degli altri strumenti finanziari, rendendo il nostro Paese competitivo e attrattivo per gli investitori, soprattutto per le nuove generazioni che rappresentano il futuro economico della nazione.
Diversamente, il messaggio che continueremo a mandare è chiaro: chi vuole prosperare in Italia con le crypto dovrà farlo altrove. E questa volta, a differenza di altre fughe storiche, potrebbe rivelarsi una partenza senza ritorno.
Report - Una Settimana sui Mercati - 23.12.2025
Ucraina, spese militari e manovra: come le scelte del governo possono influenzare i mercati
Il governo si muove su due fronti paralleli: da un lato la manovra, attesa in aula al Senato dopo un passaggio turbolento in commissione Bilancio segnato soprattutto dalle tensioni con la Lega sulle pensioni; dall’altro il decreto Ucraina, che proroga per tutto l’anno l’autorizzazione a inviare armi e finanziamenti a Kiev e che sta creando nuove frizioni nella maggioranza.
Sul dossier Ucraina, Fratelli d’Italia ribadisce che il sostegno a Kiev, anche militare, è un impegno comune già messo al primo punto del programma di governo, mentre Matteo Salvini insiste perché il decreto sia focalizzato sulla difesa e sugli aiuti civili, limitando l’invio di armamenti. Antonio Tajani, invece, conferma che la linea resta quella di un pacchetto con prevalenza di aiuti civili ma con la possibilità di includere anche forniture militari, come equipaggiamenti e sistemi difensivi.
Dal 2022 sono stati approvati quattro decreti cornice che hanno consentito l’invio di dodici pacchetti di aiuti militari, sempre secretati, che avrebbero compreso tra l’altro sistemi di difesa come il Samp-T, mezzi blindati, missili spalleggiabili e materiale logistico. Il nuovo decreto, ancora in fase di limatura e atteso comunque entro il 31 dicembre, dovrà recepire le richieste della Lega: specificare la natura “civile e umanitaria” di molti aiuti e limitare le armi a sistemi difensivi e non a lungo raggio.
Il testo finale sarà il vero banco di prova degli equilibri interni alla maggioranza: da un lato la necessità di confermare il sostegno “multidisciplinare” all’Ucraina, dall’altro l’esigenza della Lega di marcare una posizione più prudente da poter spendere davanti al proprio elettorato, smarcandosi dall’immagine di partito guerrafondaio.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Alla luce delle tensioni politiche sul decreto Ucraina e sugli impegni di spesa militare e civile, in che modo pensate che scelte di politica estera come queste possano influenzare i mercati finanziari, i settori economici (difesa, energia, infrastrutture) e, di conseguenza, le vostre decisioni di investimento di medio-lungo periodo?
La partita doppia che il governo italiano sta giocando in questi giorni – tra la manovra finanziaria e il decreto Ucraina – non è soltanto una questione di equilibri politici interni. Rappresenta un momento cruciale in cui le scelte sulla spesa pubblica, il sostegno internazionale e la gestione delle risorse economiche si intrecciano inevitabilmente con gli scenari geopolitici globali.
Da un lato, la Lega continua a cercare uno spazio di manovra che le consenta di differenziarsi dagli alleati senza compromettere il fronte comune sulla sicurezza; dall'altro, Fratelli d'Italia e Forza Italia ribadiscono l'impegno italiano verso Kiev, consapevoli che il supporto all'Ucraina è ormai un elemento strutturale della politica estera europea e della Nato. Il compromesso che emergerà dal testo finale del decreto sarà rivelatore non solo dei rapporti di forza attuali, ma anche della capacità della maggioranza di gestire tensioni destinate a ripresentarsi.
Quel che è certo è che l'Italia, come tutto l'Occidente, dovrà continuare a bilanciare l'imperativo di una sicurezza collettiva con la sostenibilità economica dei propri impegni. Il modo in cui il governo riuscirà a cucire insieme queste esigenze – attraverso una narrativa coerente e provvedimenti strutturati – determinerà sia la stabilità della coalizione che la credibilità dell'Italia negli scenari internazionali che verranno.
Report - Una Settimana sui Mercati - 17.11.2025
Sapa e Wandercraft: la rivoluzione dei robot umanoidi nell’industria italiana
Il Gruppo Sapa, tra i principali attori italiani nel settore della componentistica auto, ha annunciato un’importante collaborazione con Wandercraft, azienda francese specializzata in esoscheletri e robotica, per introdurre robot umanoidi nei suoi processi produttivi. A partire dal primo trimestre del 2026, quattro robot, tra cui il modello Calvin-40 – un umanoide modulare autonomo progettato per la gestione di carichi pesanti – saranno implementati nello stabilimento pilota di Arpaia, in provincia di Benevento, dove Sapa produce componenti per interni, esterni e vani motore, principalmente per Stellantis e Iveco.
Questo accordo, inserito nel contesto di una partnership strategica tra Wandercraft e il Gruppo Renault, che ha acquisito una partecipazione di minoranza nella società francese, estende l’uso della robotica umanoide dai produttori di veicoli ai fornitori di primo livello (Tier 1), accelerando l’adozione di tecnologie innovative in ambienti industriali reali.
L’iniziativa segna una svolta epocale per l’industria italiana, con Sapa che diventa il primo produttore del Paese a integrare robot umanoidi nella propria roadmap di automazione. La partnership si concentrerà inizialmente su attività ripetitive e ad alta precisione, come il movimento di componenti grandi e pesanti, con Wandercraft e Sapa che collaboreranno per sviluppare casi d’uso specifici. Questo progetto rafforza la visione di Sapa di rivoluzionare la gestione della produzione, in un contesto di forte crescita economica: l’azienda prevede un fatturato consolidato di circa 650 milioni di euro nel 2025, rispetto ai 360 milioni del 2024, grazie anche all’acquisizione della tedesca Megatech.
Le due società mirano a garantire che ogni applicazione di Calvin-40 sia altamente performante, con l’obiettivo di espandere l’uso di questa tecnologia in altre sedi, consolidando la convinzione che l’intelligenza umanoide possa trasformare compiti specifici di grande impatto.
.highlighted-paragraph { border: 2px solid #4fbc9a; padding: 15px; font-family: Helvetica, sans-serif; background-color: #f9f9f9; border-radius: 5px; margin: 20px 0; }Ritenete che l’investimento di Sapa nella robotica umanoide, in collaborazione con Wandercraft, possa rappresentare un vantaggio competitivo sostenibile nel settore automotive, considerando i costi iniziali e il potenziale impatto sulla produttività?
Se sei un investitore o un professionista del settore finanziario, considera di monitorare da vicino l’evoluzione di questa partnership tra Sapa e Wandercraft. Potresti valutare l’impatto di questa innovazione sui margini operativi di Sapa e sulle sue prospettive di crescita nel medio termine, analizzando i report finanziari trimestrali del 2026 per individuare segnali di efficienza produttiva o riduzione dei costi.
